Cammino accartocciato dal freddo.
Da quel sogno di tredicenne ho ritagliato la tortuosa, bianca strada battuta. Sono spariti così i platani ombrosi, i muretti di siepi compatte, l’erba setosa di smeraldo dei prati ai confini e la strada ora meno tormentata, si adagia bianca come allora, in un collage del passato nel presente.
Qui ci sono solo alberi neri e trasparenti, specchi d’acqua rotti a tratti erosi da melma erbosa e secca.
Non è risaia, non è salina. Qui, a Lio Piccolo, tutto si è perso, slavato.
Case scrostate si disegnano nell’acqua arrugginita dei fondali bassi e camminando si rincorrono gli specchi, dilatandosi o restringendosi, in un’alternanza di schermi; galleggiano campiture del cielo che ora è tenda di nuvole sottili, ora rosso carta di riso.
Nel borgo si è perso il tempo, il tempo scorre, dalle sfumature increspate se ne intuiscono le vibrazioni calme e profonde, è un continuo rinascere nell'illusione che tutto sia giunto al termine; questa laguna che si ferma nell’orizzonte insondabile della terra, dell’acqua e della luce, illude la fine, precede la rinascita.
Nuovi colori verranno.
Un paesaggio orizzontale, oltre quella curva, la prossima d'innumerevoli altre, non è dato a sapere.
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