L'egoismo delle piante grasse.
Ho sempre sospettato che mi guardassero di sottecchi, esprimendo sentenze. In realtà hanno l'indipendenza dei gatti. Dai loro baffi pungenti lanciano sfide alla sopravvivenza e alla mia perseveranza. La "cura delle piante almeno i primi giorni di convivenza" è così che vengono affogate dozzine di buoni propositi.
I gatti fanno da se.
Spesso nella geometria del loro mantello spinoso c'è il fascino delle regole della vita e della morte. Il mio affetto, per nulla affannoso, nei confronti di quei carrarmati vegetali? Cosa se ne faranno delle loro armi con uno come me? Sono armature inutili, forse da parata, dato che nulla può contro l'incoscienza. Ricordo il giorno in cui rischiarono di morire su di un balcone rovente che appariva, ma era tuttaltro, come l'ideale dimora estiva. Le ricordo la sera abbrustolite e rabbiose sul davanzale. Le numerose vite spinose dei cactus e compagni, come quelle dei gatti, rimarginarono faticosamente quella scottante esperienza; finsero di essere dipendenti da qualcuno. La loro forza sta in questo: nella loro indipendenza innata. La esprimono senza muoversi, egocentriche, sistemi solari chiusi. Nei mattini stagliano figure scure contro i vetri e la sera, innondate di sole, sembrano quasi irreali, delle astronavi cadute sulla terra per far conoscere quanta bellezza c'è nell'universo. Di tutte le cose però non riuscirò mai ad accettare quelle pietroline decorative, quel loro modo di stare così vicine e quelle spine che costringono me e la mia splendida coda tigrata ad usare sempre un'asettica e innaturale sabbiera.
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