venerdì 28 marzo 2008

Lio Piccolo

Cammino accartocciato dal freddo.
Da quel sogno di tredicenne ho ritagliato la tortuosa, bianca strada battuta. Sono spariti così i platani ombrosi, i muretti di siepi compatte, l’erba setosa di smeraldo dei prati ai confini e la strada ora meno tormentata, si adagia bianca come allora, in un collage del passato nel presente.
Qui ci sono solo alberi neri e trasparenti, specchi d’acqua rotti a tratti erosi da melma erbosa e secca.
Non è risaia, non è salina. Qui, a Lio Piccolo, tutto si è perso, slavato.
Case scrostate si disegnano nell’acqua arrugginita dei fondali bassi e camminando si rincorrono gli specchi, dilatandosi o restringendosi, in un’alternanza di schermi; galleggiano campiture del cielo che ora è tenda di nuvole sottili, ora rosso carta di riso.

Nel borgo si è perso il tempo, il tempo scorre, dalle sfumature increspate se ne intuiscono le vibrazioni calme e profonde, è un continuo rinascere nell'illusione che tutto sia giunto al termine; questa laguna che si ferma nell’orizzonte insondabile della terra, dell’acqua e della luce, illude la fine, precede la rinascita.
Nuovi colori verranno.
Un paesaggio orizzontale, oltre quella curva, la prossima d'innumerevoli altre, non è dato a sapere.

sabato 22 marzo 2008

L'inverno passerà

Città trasparente

Popolo alla ricotta

Astronavi di legno guarnite di carnosi pomodori e vele di insalata ci
salveranno. Nel cielo azzurro le loro evoluzioni mostreranno la
redenzione:bianca, magra e fresca. Senza fumo e rumori atterreranno sulle
tavole spazzando via salami di cinta e caciocavalli; ripristinando
l'equilibrio delle calorie spettanti. Finalmente dai freezer scoleranno via
le fritture mai nate, i muscoli rossi e le colpevoli salcicce riunite. Sarà
la rivoluzione del gusto, travolgente e delicato, con percentuali di grasso
capaci di paralizzare qualsiasi soppressa. Nei frigoriferi deserti nuovi
castelli nasceranno su colline di freschissima ricotta e nuove muraglie di
legumi proteggeranno ripiani di yougurt diuretici e bevande vegetali. La
nostra salvezza, proclamata dai frigoriferi, si unirà ai cori delle dispense
di cereali vaporosi e al vociare dei sacchetti zeppi di fogliame aromatico.
Lo spazio cambierà. Nelle tavole tramonteranno per sempre le viuzze strette
fra bottiglie e condimenti, le colline di grano lievitato si sgonfieranno in
lastre leggere e croccanti, si apriranno grandi distese di tovaglia a
perdita d'occhio in cui non ci si potrà più fermare di fronte a vette di
grana o attingere a sorgenti di maionese. Saremo liberi di scegliere colori
pastello, delicati e trasparenti come garze di farina integrale.In pace,
senza più vedere i colori violenti delle carni e delle frizzanti bonarde,
sarà una vita votata alla salute e alla fretta; forse alla sintesi. Piatti
pronti come dischi verranno paracadutati dal cielo color speranza, leggeri
petali di sostanze. Poi incessanti pioggie di pillole liofilizzate renderanno
fertili i nostri pasti, saremo liberi di scegliere le grammature ed i colori
di tendenza.
Saremo veloci e soli a ingurgitare energia.

mercoledì 12 marzo 2008

L'indipendenza

L'egoismo delle piante grasse.
Ho sempre sospettato che mi guardassero di sottecchi, esprimendo sentenze. In realtà hanno l'indipendenza dei gatti. Dai loro baffi pungenti lanciano sfide alla sopravvivenza e alla mia perseveranza. La "cura delle piante almeno i primi giorni di convivenza" è così che vengono affogate dozzine di buoni propositi.
I gatti fanno da se.
Spesso nella geometria del loro mantello spinoso c'è il fascino delle regole della vita e della morte. Il mio affetto, per nulla affannoso, nei confronti di quei carrarmati vegetali? Cosa se ne faranno delle loro armi con uno come me? Sono armature inutili, forse da parata, dato che nulla può contro l'incoscienza. Ricordo il giorno in cui rischiarono di morire su di un balcone rovente che appariva, ma era tuttaltro, come l'ideale dimora estiva. Le ricordo la sera abbrustolite e rabbiose sul davanzale. Le numerose vite spinose dei cactus e compagni, come quelle dei gatti, rimarginarono faticosamente quella scottante esperienza; finsero di essere dipendenti da qualcuno. La loro forza sta in questo: nella loro indipendenza innata. La esprimono senza muoversi, egocentriche, sistemi solari chiusi. Nei mattini stagliano figure scure contro i vetri e la sera, innondate di sole, sembrano quasi irreali, delle astronavi cadute sulla terra per far conoscere quanta bellezza c'è nell'universo. Di tutte le cose però non riuscirò mai ad accettare quelle pietroline decorative, quel loro modo di stare così vicine e quelle spine che costringono me e la mia splendida coda tigrata ad usare sempre un'asettica e innaturale sabbiera.




Assonanze





Ti regalo



Ti regalo pochi centimetri

Quei pochi centimetri di gomma ed asfalto che per noi significano equilibrio in divenire
foglie umide l'autunno
a volte vita vissuta meravigliosamente

adrenalina densa

o disperazione sui bordi d'una strada.

Semina quei centimetri nel cuore di chi vive esistendo
ride di ovvietà
o forse non conosce la libertà di essere

la metafora che è una motocicletta sospesa nell'aria veloce
fragile e decisa contro il vento

Ti lascio quei centimetri che sono un testimone di noi
che di moto viviamo
e di sogni
e di orizzonti sempre lontani

da raggingere




martedì 11 marzo 2008

nasce cochulia

nasce cochulia per condividere un mondo, o mondi diversi, prospettive, poesie e passioni